venerdì 9 dicembre 2011

Today is your day pensieri sparsi - dedicato ad A., V. e M.

L'anno che sta arrivando DICE che fra un anno non passerà, perchè arriverà prima la fine del mondo. D'altro canto io compirò 40 anni, quindi c'è poco altro da aggiungere.

A parte il fatto che, posso dirlo?, sono a più o meno a metà della corsa. Ci sono arrivata, come non lo so, ma sto qui. Mi viene un po' da ridere, se ci penso.

Io penso che sia una cazzata. La storia che non importa quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi durante.
Io penso che conti anche quello che trovi, soprattutto quello che trovi, e che queste siano frasi senza significato, scritte e fatte per i libri di Fabio Volo, per i baci perugina e per i film leggeri dove i protagonisti sono tutti belli e tanto si sa che se perdono un amore, o un sogno, poi ne trovano un altro. Chi le scrive è un esperto di marketing e le mette lì perchè sa che faranno effetto o forse ha solo 5 anni ed ancora non si è infilato nemmeno le scarpe per iniziare a correre.

Io penso che se la fine di una corsa è la fine di un amore non passi il tempo a dire "però almeno c'è stato" ma a struggerti perchè non c'è più. Magari non quella persona, ma quella sensazione. Quando tutto finisce perchè va a gambe all'aria ti viene da pensare che se doveva finire così, allora era meglio non averla fatta, quella maledetta corsa. Io ad esempio potrei pensarlo, e sono sicura di non essere l'unica. Lo so che tanti mi direbbero "ma no, ma dai. Il viaggio stesso è la ricompensa". Ma per me lo dici solo se sei già arrivato da qualche parte e tutto sommato quello che hai trovato non ti dispiace.
Per questo ho amato "One day". Perchè lui alla fine è solo pazzo di dolore, non dice cose scontate come "meno male che c'è stata", oppure "beh però almeno alla fine dopo 20 anni ho capito che era lei la donna della mia vita, poi l'ho persa, ma per fortuna siamo stati insieme almeno 3 anni". Finisce semplicemente che lui riavvolge il nastro e ricomincia da capo, da quando erano piccoli, e il tempo si ferma a quel momento, ogni volta che si ripete si ferma lì, al momento in cui potevano scegliersi e non l'hanno fatto. Io penso che sia impossibile vivere senza almeno un rimpianto.
Perchè la questione è che siamo piuttosto semplici, siamo elementari come i biglietti che si scambiano i bambini di 7 anni "ti amo, mi ami?", anche se andiamo sulla luna o studiamo il DNA. E' questa specie di cosa che ci travolge quello che vogliamo trovare alla fine della corsa. Per questo corriamo come dannati.

Quindi, tanto per cominciare, quando iniziamo a correre dovremmo farlo sapendo dove vogliamo arrivare. Perchè è proprio quello che ti aspetta alla fine o che pensi ti aspetti alla fine che mette in moto tutto. Perchè il viaggio è importante, è vero, ma è SOLO UNA PARTE del divertimento, e noi lo iniziamo per vedere cosa c'è all'arrivo, anche se poi ci diciamo che in fondo va bene pure così.
E siccome vogliamo arrivarci, a sto traguardo, magari dobbiamo pure dosare le forze. Ci sono tratti in cui puoi andare più spedito. Alcuni in cui recuperi terreno e puoi permetterti di fermarti a riposare. Altri in cui fai fatica. Altri in cui conservi l'energia per spingere dopo. Altri ancora in cui proprio non ce la fai più e allora vai avanti di testa. Ma se quello che c'è alla fine della corsa non avesse importanza che senso avrebbe allora tutto questo spingere e riposarsi e ricominciare? Io penso che per essere felici abbiamo bisogno di qualcuno che ci trovi e ovunque questo qualcuno sia è a quel posto che noi apparteniamo, è in quella direzione che dobbiamo andare. Dobbiamo muoverci per farci trovare.
Quando Forrest Gump inizia a correre, la prima volta, lo fa perchè glielo dice Jenny. Quando lei se ne va e lui ricomincia a correre, per tutti gli Stati Uniti, ogni volta che si ferma pensa a lei. E allora fa un altro pezzo, ancora più avanti. Quando lei torna da lui, Forrest non corre più.

Comunque.

Nel 2012 presumibilmente finirà il mondo.

Ecco, vi auguro di trovare la vostra pignatta d'oro alla fine della corsa. Da qualche parte, oltre l'arcobaleno. Ma va bene anche nel giardino dietro casa vostra, mò lascia stà Judy Garland. Insomma, fate un po' voi.

lunedì 28 novembre 2011

Lunedì

E' lunedì e ancora stenti a carburare. Ancora sei impastato per il fine settimana, bello o brutto che sia stato.

Quali sono i rituali che ognuno di noi compie, quei gesti che ti fanno capire che è proprio lunedì, e non ce sò cxxxi, hai proprio ricominciato?
Ad esempio io capisco che si avvicina il fine settimana quando ricevo la mail dell'amica mia, sempre lei, che mi informa che forse sto fine settimana gliela fa a portare il figlio da noi (ma non è detto), ecco. E il lunedì?

Ore 11,30

driiiinnnn

"Buongiorno Libreria XXX"

"Ah ecco volevo solo sapere se eravate aperti il lunedì mattina, e vedo di si...grazie!" CLIC.

...ma prego, così non te fai vedè, visto che ogni lunedì mattina fai sempre la stessa chiamata.

Buon inizio di settimana, dritti verso il Natale.

domenica 27 novembre 2011

Vita da librai (che mica una sparisce così)

Vi sono mancata?

Comunque.

Ore 15,05 di una domenica pomeriggio romana in cui TUTTI sono in giro (dice) tranne che in VdP.

Sono 4 signore, si schierano lungo la vetrina, attaccate alla porta e guardano dentro, ABBRACCIANO letteralmente sti miseri 20mt quadri di libreria, da destra a sinistra, me compresa al centro, che sto al telefono con P. e contribuisco all'aumento del metraggio del locale (al quadrato, pure io). E dicono:

"E' una meraviglia! E' bellissima!!! Guarda lì" a destra "guarda là" a sinistra "pieno di illustrazioni fichissime" occhi al centro, a me "MA CHE E'CHIUSA?".

Andiamo avanti.

Oggi pomeriggio laboratorio. Sto un po' così perchè lei mi ha scritto, in risposta alla nostra consueta newsletter urbi et orbi che, come al solito, considera il suo personalissimo invito in libreria. M'informa, anche stavolta che "Io spero di poter venire. Domenica scorsa era chiusa al traffico". Io non sono Nana. Lei ha sempre la risposta giusta, in ogni occasione. Quindi incrocio le dita.

Post Scriptum ore 17,33: non gliel'ha fatta.

domenica 13 novembre 2011

Arfio ma che cultura e cultura...

Sono due, sono piacenti, sui 45, in pausa pranzo.
I primi ad entrare dopo tre ore di vuoto assoluto in VdP.
E quando in VdP c'è il vuoto assoluto, ground zero in confronto è il mercato di Spinaceto (conoscete il mercato di Spinaceto? No perchè se non lo conoscete non fate quelle facce, vi assicuro che il paragone è azzeccatissimo).
Uno guarda la vetrina e fa "Nooo, che meraviglia!" ed è abbastanza evidente che non sta parlando di me, quantomeno non nella tenuta odierna. Magari ieri...vabbè comunque.

L'altro si ferma, torna indietro e gli si accosta.

Il folgorato gli chiede "ti scoccia se entro un attimo?" "ma no" -ma figurati se non mi dovevi cacare il cxxxo pure oggi - "Fai pure" ed entrano insieme.
Sguardo ai libri a sinistra "noooo...spettacolo"
piroetta a destra "ma daiiii....fantastico" e poi guarda l'amico "c'hanno pure ste illustrazioni particolari!"

"C'hanno" "c'hanno", boh, è chiaro che non parlano di me, perchè sto lì, a 5 centimetri, e giro la testa a destra e sinistra, come se stessi seguendo un set al Foro, wow io che non c'ho mai capito una sega, e giro giro giro a seconda dei loro movimenti ma loro sembrano presissimi, soprattutto quello che è voluto entrare, sembra Santa Teresa nell'estasi amorosa (...) di fronte a questi libri che dei fantomatici "loro" "c'hanno". Ma loro chi?

Comunque.

Lui, Santo Tereso, si rivolge all'altro, ad alta voce - e che sia chiaro che mi rivolgo alle folle, anche a "loro" che hanno questi libri meravigliosi....MA LORO CHI???? Vorrei alzare la mano per chiedere la parola ma lui è un fiume in piena, c'ha proprio le vampate- "Che poi non pòi capì, io c'ho Maddy che è proprio appassionata, ma appassionata tanto, te giuro, ogni volta gliene devo ricomprare, 3, 4, 5 insieme, li divora senza sosta"
"Ma no maddai" si stupisce l'altro - ma che cxxxo me stai a dì-
"Ma 'na cosa incredibile, guarda oh, non famo in tempo a comprajene uno che già se l'è finito, è una passione"
Silenzio.

 "Lo sai che c'è, me fa pure piacere. E sarà il periodo" Riprende, con lo sguardo già scollegato, ma perchè sto qui? perchè sò entrato?

"Sarà il periodo" gli fa eco l'altro - ma pure se fosse...-

Silenzio.

"Te dovessi dì manco ha preso da me" Cede "la madre è così appassionata" S'arrende "Ma è 'na cosa bella e io la incoraggio facendole regolarmente una scorta" Rialza la testa, la tigre è ancora viva.

"E fai bene" Solidale.

Scusate, ma una povera crista di libraia che dovrebbe pensare a questo punto?

E niente. Poi alzano lo sguardo verso di me, la libraia dal grande sorriso e dalla grande calcolatrice già in mano....eccomi!! Sono qui!!! Sono io!!! Sono io nei panni di "loro"! Cioè loro in realtà sono io!!!

"Ah" laconici "allora ARRIVEDERCI, eh"
Arrivederci.

Eh.

Malimortè.

mercoledì 9 novembre 2011

Last chapter. Straniere: la tedesca

Come può mancare LEI?

Siccome almeno una volta nella vita, chi prima chi poi, abbiamo tutte avuto un ragazzo che a sua volta, almeno una volta nella vita, è stato con una tedesca, questa figura non è mitologica come una svedese, che già sai che non c'è partita, non è irritante come una francese che deve le sue fortune a quel modo di parlare l'italiano - ne sa qualcosa Carla Bruni, che da 'na vita se finge francese pure con l'ascento sgiusto, (mentre invece a Monicà proprio non je riesce, sul più bello ti dice cose tipo "ho partorito in modo naturale come una contadina umbra" oppure "sò bella come una pera matura"), nè surreale come un'inglese o caciarona come un'americana, che per quanto bionda e tonica non riesce mai ad impensierirti veramente.

No, lei è concreta, esiste, ti ci misuri ogni volta che la vedi, la spii, la squadri, le fai i raggi X con l'occhio a fessura, e quando se ne va, immancabilmente concludi con un "ma guarda un po' questa che c'avrà di tanto particolare in fondo" pieno di latino rosicamento.

Perchè sono carine, c'è poco da dire, perchè le loro spalle teutoniche e grosse stanno ai nostri sederi mediterranei con la stessa dose di ineluttabilità, perchè questi archetipi di 60-70 anni con i sandaloni e gli zaini,mezze donne-mezzi minatori, stanno alle nostre sessantenni-settantenni con i capelli platino e la matita mezzo centimetro sopra il labbro, assurde loro, ridicole le altre, in definitiva, ma che se ridemo?

Entrano e salutano SEMPRE, salvo rare eccezioni ti chiedono le cose gentilmente, non sono competitive e amano le cose belle, i bei libri, apprezzano lo sforzo e se ne vanno dicendoti che è un posto incantevole.
Il problema loro è che, da sempre, adorano gli uomini italiani, li amano con una dedizione, una freschezza ed uno slancio emotivo che per noi è incomprensibile, a noi ce viè pure un po' da ride dai, perchè a parità di età, sogni d'amore e aspettative verso il futuro l'unico slancio possibile da parte nostra è quello associato alla rincorsa per caricare bene la testata che li colpirà in mezzo alla fronte. Perchè noi, più di loro, li conosciamo molto bene.

Ma tant'è, e va detto che alla fine anche gli uomini italiani le ripagano predisponendosi sempre al meglio nei loro confronti anche se,  molto più spesso, dicendo loro tante di quelle cazzate che una, anche solo per osmosi inversa, non può che provare umana solidarietà e simpatia (però poi glielo dici "ahò e svegliate!"). In effetti ora che ci penso uno degli effetti della globalizzazione è che gli uomini italiani se li stamo a passà un po' tutte.

Comunque.

Qualche tempo fa me ne entra una che avrà avuto sui mille anni, quindi, in realtà, ne avrà avuti 50, i capelli Bianco Natale, gli occhi pieni di stupore infantile e la matita blu anni '80.
Farfuglia alcune cose sul fatto di essere un'esperta di storia dell'arte, in un italiano che più che incomprensibile è assurdo, e mi informa che deve fare un regalo, un BEL regalo, ad un bambino di 5 anni "Ma io zono cliente difficile perchè gusti molto complicvati" sono le 19,00 di una giornata infinita, io sono stanca e lei ridacchia alla sua battuta, sghignazza proprio, sta Barbie vecchia.
Prende il libro "Un bambino di nome Giotto", sulla vita del pittore, edito da Arka, con le illustrazioni di Bimba Landmann. "Ahhhhh" dice "io sono stata ad Assisi bellizzimo". Comincia a sfogliare in silenzio e poi mi fa, fra il corrucciato, lo spaventato e l'indignato"ma è sicura che qvesto è di Giotto? Io non ha fisto qveste figure ad Assisi".

Ecco. La globalizzazione delle rincoglionite.

sabato 29 ottobre 2011

A volte mi vengono male

Entra con il passeggino ed un nano dentro di circa un anno e mi dice in modo diretto, con accento del Nord-Italia "Vorrei quel libro in vetrina".

Si tratta di un uomo, ovviamente, quindi il tempo è pochissimo, considerando la variabile impazzita della moglie che aspetta fuori impaziente insieme all'altra figlia, di cinque o sei anni. Eh ma loro SONO gente del Nord.

Poi lo confondo perchè gli dico "Guarda che quell'illustratrice ne ha fatto anche un altro" e glielo faccio vedere.

Lui ha un momento di esitazione non previsto ma siccome nel passeggino c'è un altro uomo in miniatura, e le idee sono poche ma chiare, come il tempo da spendere per questi salamelecchi, quest'ultimo corre in aiuto del padre e allunga la manina imperiosa "Lo vedi, lo sapevo che ti piaceva questo" afferma il padre. Primo avvertimento.
Lui prende il libro, lo mette dritto davanti a sè e lo apre con gestualità consumata da chi ha letto pile di fumetti appollaiato in bagno, da una vita, espertissimo.

Dovrebbe bastare. Secondo avvertimento.

Ma io ho voglia de parlà. E quando ho voglia de parlà niente mi tiene. E questo è già di per sè complicato. In più, così, a cxxxo di cane, mi viene pure la voglia de fà la simpatica.

Quindi, guardo il bambino con gli occhi spiritati mentre il padre si prepara a pagare e faccio "Certo che è abituato a leggere eh ;) ahahahahahahah..ah"

Il padre mi guarda serissimo un attimo, solo uno, con quell'espressione internazionale negli occhi "ma sei cretina?" Mano al portafogli "ma chi, lui? Ma noooo" e dentro c'è tutto, la "OOOOO" aperta del No alla nord-italiana, inclusiva del  "Ma daaaaiiii che lo compro lo stesso, mica mi devi dire queste robe qui".

Cosa c'è di peggio di una persona che non capisce una tua battuta?
Un uomo che non capisce una tua battuta.
Un uomo del nord che non capisce una tua battuta da donna del centro-sud.
Un cliente che non capisce una tua battuta da libraia esaurita.
Una battuta sinceramente e oggettivamente demmerda.

mercoledì 26 ottobre 2011

Vabbè che vabbè però...e che è?

Pertica è l'amichetta del cuore di Nana e ama intensamente G. da 3 anni. Ossia da quando ha 4 anni.

Lo ama con tenacia, con convinzione e pervicacia. Lo ama nonostante sia una bambina con una personalità talmente forte e brillante da oscurare tutte le altre EPPURE di fronte a G. diventa inaspettatamente fragile ed insicura.
Ma insiste, con la convinzione e la perseveranza propria dei bambini, in applicazione di un'equazione semplice: se io amo te, tu ami me. Prima o POI. Ma DEVE capitare, no? La vita va così, lo dice pure coso, comesechiama Dante no?

G. le resiste in tutti i modi, fedele al motto che la sincerità paga, prima di rovinarsi definitivamente e scoprire che la sincerità è una brutta bestia, soprattutto se sei maschio e figo, e poi alle donne piacciono bugiardi, ma questo è ancora troppo presto per saperlo.
G. piace un po' a tutte perchè, mi spiega Nana "E' carino, simpatico e CI FA RIDERE". E niente, ci sono delle cose che sono iscritte nel DNA del genere, c'è poco da fare.
Nana raccoglie le confidenze di Pertica ed ogni tanto me le riporta perchè Nana è portinaia nell'anima "Mamma, Pertica è PAZZA, PAZZA di lui".

Dunque Pertica avanza e G. resiste.
Da 3 anni le dà la stessa risposta. Si nega. Non ne vuole sapere. Le scrive "ti odio" sul quaderno. E niente. Le scrive "Non ne posso più di te". E lei un po' piange, ma poi sticazzi, daje all'arrembaggio.
Le dice "NO-O T'HO DETTO DI NO-O". Ma niente da fare.

Però a volte le equazioni, anche le più semplici, vanno per aria. E una, per quanto abbia 7 anni, creda a Babbo Natale e la vita ancora debba provarla sulla pelle, arriva ad un momento in cui si rompe pure i coglioni.

Perciò, ieri, Pertica è uscita da scuola e con piglio combattente, dopo 3 anni, 36-mesi-36, si è diretta verso la mamma di G.
E le ha chiesto "Tu come ti chiami?"
"C."
"Senti C., io e TUO figlio stavamo quasi per fidanzarci oggi, finalmente..."
"ah si?"
"ma poi, all'ultimo, PROPRIO all'ultimo.... LUI HA SCELTO B.!!"
"E che ci posso fare tesoro? Lo sai com'è fatto, lui è così" e con questo chiudiamo il discorso.

....
......

Eh no, cara mamma di maschio, non te la cavi così, perchè "C., E SO' 3 ANNI CHE VADO DIETRO A (quello stronzo di) TUO FIGLIO!!!".

PERTICA FOR PRESIDENT.


Dopodichè, mamma di G., te prego, mettici una mano tu.